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L'ALTRA DALLAS

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Il film “L’Altra Dallas” analizza tutti i fatti relativi all’assassinio di Robert Kennedy, avvenuto il 6 giugno 1968 nelle cucine dell’Hotel Ambassador di Los Angeles, e conferma che il caso sia tutt’altro che risolto.

Nonostante vi siano almeno venti persone che hanno visto Sirhan Sirhan sparare a Kennedy, infatti, sono emersi nel corso del tempo svariati elementi che tendono decisamente a scagionarlo.

Quello più importante è il numero totale di colpi sparati: furono 11, mentre la pistola di Sirhan poteva contenerne soltanto 8. Questo fatto basterebbe, da solo, a confermare la presenza di un secondo sparatore nelle cucine dell’albergo, e quindi di un complotto per uccidere Kennedy.

Una registrazione audio, analizzata di recente da diversi laboratori specializzati, conferma che furono almeno dieci i colpi sparati quella sera.

L’autopsia e le testimonianze inoltre suggeriscono che nessuno dei colpi mortali possa essere partito dalla pistola di Sirhan, il cui ruolo sarebbe stato invece quello di attrarre su di sè l’attenzione dei presenti, mentre il vero assassino – un professionista assoldato per l’occasione - agiva indisturbato alle spalle di Kennedy.

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Questa è una sintesi (10 min.) dei principali argomenti trattati dal film:


Il film è stato in parte trasmesso il 6 giugno 2008 da Canale 5 , nella puntata che Matrix ha dedicato al ricordo del senatore assassinato.

Il film è accompagnato da una raccolta di materiali storici, fra cui un'intervista inedita di Sirhan dalla sua prigione in California, e alcuni dei più importanti discorsi  fatti da Robert Kennedy nella sua breve ma intensissima carriera politica.
I CAPITOLI DEL FILM


PRIMA PARTE: I FATTI

1 - INTRODUZIONE: Dalla morte di Martin Luther King alla sera dell’Ambassador. Di fronte ad una folla interamente di neri, RFK annuncia in diretta la morte del loro leader, e improvvisa uno dei suoi discorsi più famosi. Due mesi dopo, toccherà a lui la stessa sorte.

2 - L’ ASSASSINIO DELL’AMBASSADOR: mentre Kennedy attraversa le cucine dell’albergo, fra la folla festante spunta il braccio di Sirhan Sirhan, che inizia a sparare contro di lui. Dopo aver lottato per 24 ore contro la morte Robert Kennedy spira, senza più aver ripreso conoscenza.
 

3 - IL MISTERO DI SIRHAN: dopo l’arresto, Sirhan sostiene di non ricordare nulla dell’attentato. Gli psichiatri confermano la sua amnesia, ma le prove lo inchiodano, e Sirhan viene condannato a morte. La sua sentenza verrà tramutata in ergastolo, quando la California abolirà la pena capitale.
 
SECONDA PARTE: I CONTI NON TORNANO

4 - IL CONTO DEI PROIETTILI: ne furono sparati 11, ma la pistola di Sirhan poteva contenerne soltanto 8. Nascono così ben 3 “proiettili magici” – come quello di Dallas - che compiono le traiettorie più mirabolanti pur di giustificare tutti i danni e le ferite riportate dai presenti con 8 colpi soltanto.

5 - L’AUDIO DI PRUZYNSKI: una registrazione audio, fatta per sbaglio da un giornalista radiofonico, conferma che furono almeno 10 i colpi sparati.  L'esperto americano Philip Van Praag è arrivato a contarne fino a 13.

6 - LA DISTRUZIONE DELLE PROVE: contro ogni norma e procedura, e senza alcuna valida spiegazione, la polizia di Los Angeles ha gettato al macero tutti i reperti – 2400 fotografie, gli stipiti delle porte e i pannelli della cucina rimossi dopo l’attentato - che confermavano la presenza di 11 proiettili.

7 - THE “POLKA-DOT GIRL”: subito dopo l’attentato, diversi testimoni hanno visto “una ragazza con un vestito a pois” allontanarsi dall’albergo dicendo “Lo abbiamo ucciso, lo abbiamo ucciso!” Ma la polizia non ha mai voluto cercarla, e a tutt’oggi la sua identità rimane un mistero.

8 - L’ AUTOPSIA: Eseguita dal famoso “coroner delle star”, Thomas Noguchi, l’autopsia rivela che i colpi che hanno ucciso Kennedy furono sparati a bruciapelo, e che venivano da dietro e dal basso, mentre Sirhan è sempre rimasto di fronte a Kennedy, e lontano da lui. Ma al processo l’autopsia di Noguchi non venne presentata.

9 - EUGENE THANE CAESAR: Accanto a Kennedy, alle sue spalle, c’era una guardia del corpo che nessuno aveva mai visto prima, e che dopo l’omicidio è scomparsa nel nulla: Eugene Thane Caesar. Caesar ha detto di non aver sparato un solo colpo quella sera, ma c’è chi lo ha visto fare fuoco almeno tre volte, mentre tirava Kennedy a terra nel gesto di proteggerlo.

CONCLUSIONE: LA SPIEGAZIONE PIU’ PROBABILE

10 - IL CANDIDATO MANCIURIANO: Ancora oggi, dopo oltre 40 anni, Sirhan non ricorda nulla dell’attentato. La spiegazione più probabile, sostenuta da un numero sempre crescente di ricercatori, storici e psichiatri, si trova fra le pieghe di un programma segreto della CIA – che fu scoperto e smantellato poco dopo la morte di Robert Kennedy - chiamato “MK-Ultra”.

CONTENUTI SPECIALI


INTERVISTA A SIRHAN SIRHAN

Questa è l'unica intervista di Sirhan che le TV americane siano mai riuscite ad ottenere in oltre 40 anni di carcerazione.
6 maggio 1961 - Discorso alla FACOLTÀ DI LEGGE della GEORGIA

Dopo la sua nomina a Ministro di Giustiza, Robert Kennedy affronta gli studenti della Georgia, uno stato fortemente razzista e separatista, e chiarisce con termini precisi e inequivocabili i diritti e i doveri di tutti i cittadini dell’Unione di fronte alla mafia, alla corruzione e all’ingiustizia.

6 giugno 1966 - Discorso di CAPE-TOWN, Sud Africa

Negli anni bui dell’apartheid Robert Kennedy improvvisa una visita in Sud Africa, mette in totale imbarazzo l’establishment politico locale, e accende nel popolo dei neri una fiamma di speranza destinata a durare fino alla conquista dell’indipendenza nazionale. 
ESTRATTO DAL DISCORSO: "Al cuore della libertà individuale sta la libertà di parola, il diritto di esprimere e comunicare le proprie idee, di differenziarsi dai rozzi animali della foresta; il diritto di richiamare i governanti ai loro doveri e ai loro obblighi; e soprattutto il diritto di affermare la nostra appartenenza a un corpo politico - la società – fatta dalle persone che condividono la nostra terra, le nostre tradizioni ed il futuro dei nostri figli. Alla pari con la libertà di parola sta il diritto di essere ascoltati, di avere voce nelle decisioni dei governi che determinano la vita degli uomini. Tutto ciò che rende la vita degna di essere vissuta - la famiglia, il lavoro, l’educazione, un luogo in cui allevare i propri figli e riposare la propria mente - tutto ciò dipende dalle decisioni dei governi, e tutto ciò può essere spazzato via in un attimo da un governo che non dia ascolto alle richieste della sua gente. E io parlo di tutta la gente. I diritti fondamentali dell’uomo possono essere protetti e preservati solo laddove vi sia un governo che risponda non solo ai ricchi, non solo a quelli di una certa religione, non solo a quelli di una certa razza, ma a tutti gli uomini della società."

4 Aprile 1968 - Discorso di INDIANAPOLIS

A poche ore dall’assassinio di Martin Luther King, Robert Kennedy interrompe il comizio che stava tenendo in un quartiere nero di Indianapolis, ed improvvisa uno dei suoi discorsi più toccanti e famosi. Mentre il resto dell’America andava letteralmente in fiamme, all’annuncio dell’assassinio di King, a Indianapolis quella sera non accadde nulla.
5 Aprile 1968 - Discorso di CLEVELAND

Il giorno seguente Kennedy pronuncia a Cleveland, in Ohio, il suo più famoso discorso contro la violenza.
ESTRATTO DAL DISCORSO: "Ogni volta che la vita di un americano viene spezzata da un altro americano, ogni volta che viene lacerato quel tessuto vitale che un altro uomo ha così pazientemente e dolorosamente intrecciato, per se stesso e per i suoi figli, l’intera nazione ne viene umiliata.Eppure noi tolleriamo un livello sempre crescente di violenza, che ignora sia la nostra comune umanità che le nostre pretese di civiltà. Accettiamo tranquillamente resoconti giornalistici di civili che vengono massacrati in terre lontane. Glorifichiamo l’assassinio sugli schermi del cinema e della TV, e lo chiamiamo “intrattenimento”. Troppo spesso giustifichiamo coloro che vogliono costruire le proprie vite sui sogni infranti degli altri."

5 Giugno 1968 - INTERVISTA TV

Ospite di un programma televisivo, Robert Kennedy critica aspramente la scelta di Johnson di continuare l’escalation militare in Vietnam, e pone la nazione di fronte ad alcuni interrogativi di profondo valore morale.

Poche ore dopo verrà ucciso nelle cucine dell'Ambassador.
ESTRATTO DAL DISCORSO: "La guerra in Vietnam, inoltre, ci pone delle importanti questioni di ordine morale. Che diritto abbiamo, noi in America, di andare ad uccidere decine di migliaia di persone, di rendere milioni di persone dei senzatetto, di uccidere donne e bambini come stiamo facendo? Ogni anno nel Vietnam del Sud rimangono senza gambe e senza braccia 35.000 persone, e altri 50.000 civili perdono la vita. Migliaia di bambini vengono uccisi in seguito alle nostre azioni militari. Che diritto abbiamo, negli Stati Uniti, di compiere queste azioni, solo perché vorremmo proteggerci, o per evitare un problema maggiore per noi? Io mi domando seriamente se abbiamo o meno quel diritto. Dovremmo poterlo sentire, qui negli Stati Uniti, cosa avviene quando lanciamo il napalm, un villaggio viene distrutto, e i civili vengono uccisi."
 


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